CASSAZIONE - NESSUNA MOLESTIA SE IL VOLUME DISTURBA SOLO I VICINI

Corte di Cassazione – Sezione Penale – Sentenza 30 marzo 2018, n. 14596

Nessun rumore molesto se il volume alto disturba solo i vicini

 

Perché possa configurarsi il reato di cui all’art. 659 c.p., le emissioni sonore ad alto volume devono arrecare un potenziale pregiudizio ad un numero indeterminato di condomini.

La produzione di rumori idonei ad arrecare disturbo o a turbare la quiete e le occupazioni deve essere riferibile non solo agli abitanti dell’appartamento sovrastante o sottostante la fonte di propagazione, ma ad una più consistente parte degli occupanti il medesimo edificio.

FIAIP News24, numero 54 – Maggio 2018 27

È quanto ribadito dalla Corte di Cassazione, con sentenza n. 14596 del 30 marzo 2018.

Il caso. Il Tribunale di Teramo, con sentenza del 2 novembre 2015, riconosceva la responsabilità penale di Tizio in ordine al reato di cui all’art. 659 c.p. (“Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone”) per “avere abusato di strumenti sonori”, in specie per aver mantenuto alto il volume del televisore, così disturbando il riposo dei vicini. Dalle testimonianze raccolte nel corso del giudizio era emersa, difatti, l’abitudine di Tizio di mantenere molto alto il volume della TV fino a tarda notte.

Avverso la sentenza del Tribunale di Teramo Tizio proponeva ricorso per Cassazione, contestandone la legittimità sia sotto il profilo della violazione di legge che sotto quello della manifesta illogicità della motivazione.

Il disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone. L’articolo 659 comma 1, c.p. prevede il fatto di chi “mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici”.

La suddetta contravvenzione persegue la finalità di preservare la quiete e la tranquillità pubblica e i correlativi diritti delle persone alla occupazione e al riposo.

Elemento essenziale della contravvenzione è l’idoneità del fatto ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone; non è richiesto l’effettivo disturbo arrecato al riposo di più persone, essendo necessario che venga accertata l’astratta attitudine del fatto medesimo ad arrecare tale tipo di disturbo ad un numero indeterminato di persone (Cass. Pen., 21 marzo 2013, n. 20207). Tale accertamento di fatto è rimesso all’apprezzamento del giudice di merito, il quale non è tenuto a basarsi esclusivamente sull’espletamento di specifiche indagini tecniche, ben potendo fondare il proprio libero convincimento su altri elementi probatori capaci di dimostrare la sussistenza del fenomeno in grado di arrecare oggettivamente disturbo alla pubblica quiete (Cass. Pen., Sez. III, 16 marzo 2015, n. 11031; Cass. Pen., Sez. I, 25 maggio 2011, n. 20954). In particolare, è stato rilevato che la produzione di rumori idonei ad arrecare disturbo o a turbare la quiete e le occupazioni deve essere riferibile non solo agli abitanti dell’appartamento sovrastante o sottostante la fonte di propagazione, ma ad una più consistente parte degli occupanti il medesimo edificio (Cass. Pen., Sez. I, 13 novembre 2013, n. 45616).

La decisione. La Corte di Cassazione, con sentenza n. 14596 del 17 novembre 2017 ha accolto il ricorso di Tizio. È stato evidenziato, difatti, come il Tribunale di Teramo si sia limitato a verificare (con un accertamento superficiale, posto che la decisione è stata fondata solo sulle dichiarazioni della figlia della parte attrice) la soggezione dell’abitazione limitrofa a quella dell’imputato, alla pervasione sonora derivante dall’uso improprio, da parte di Tizio, dell’apparecchio televisivo. Non è stata dunque verificata la capacità delle immissioni sonore di travalicare l’ambito spaziale della abitazione limitrofa, per accedere anche ad ambienti ulteriori, in tal modo determinando quella potenziale diffusività della lesione nella quale si concretizza la antigiuridicità penale della condotta.

(Daniela Sibilio, Il Sole24ORE – Estratto da “Tecnici24”, 12 aprile 2018)

 

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